Resistere
"Il 29 aprile 1945 veniva liberata Bassano del Grappa. Tranne qualche truppa nazista in ritirata, il Veneto poteva considerarsi liberato dall'occupazione nazi-fascista.".

Che lo Stato italiano si ricordi del Veneto solo quando è ora di batter cassa, c'è da trovare un capro espiatorio o c'è necessità di rivendicare territori (inventando a partire dall'illegittima occupazione del Veneto l'aberrante concetto di Tre Venezie, per "giustificare" l'invasione del Sud Tirolo, di Gorizia, Trieste e dell'Istria), lo si sa bene. Tuttavia, a molti sfugge la sottile scelta dello Stato italiano di far celebrare la morte del suo figlio naturale (il fascismo) in un giorno sacro ai Veneti, credenti o meno che siano: si è assunto come giorno di liberazione dell'Italia intera il 25 aprile 1945, data in cui gli Alleati entrarono in Milano. Che dire degli altri territori? Il Veneto si può dire liberato solo 4 giorni dopo. La spinta di colonizzazione italiana arriva a controvertire i fondamenti stessi della logica: questa vorrebbe che la data di liberazione di uno Stato venisse fissata nel momento in cui l'ultimo suo fazzoletto di terra viene abbandonato dall'esercito di occupazione. Perché quindi festeggiare la liberazione dal nazifascismo il 25 aprile, ignorando i caduti di altri 4 lunghissimi giorni di resistenza veneta, ignorando milioni di persone che per altri 4 giorni ebbero a che fare con un esercito tedesco in ritirata passando davanti alle loro case, sui loro campi, nelle loro piazze? Era un esercito in ritirata nervosa, (e chi non lo sarebbe stato?) irritato dal voltafaccia italiano.
Beh, il 25 aprile i Veneti festeggiano il loro Santo Patrono Marco Evangelista, il cui simbolo è il Leone Alato, emblema della Serenissima Repubblica Veneta … di San Marco appunto. Può sembrare una improbabile congettura, ricalcata su una semplice coincidenza, ma sfidiamo a dare una spiegazione meno improbabile di questa, cioè della volontà di coprire i festeggiamenti del Patrono con quelli della Liberazione, un po' come in Italia le leggi da far passare in sordina si approvano preferibilmente dopo vittoriose partite di calcio…

I Veneti Patrioti non si sottomettono, né mai l'hanno fatto, ad uno Stato che li priva loro secolari tradizioni, che incrosta la festa del loro Santo Patrono Marco con un finto anniversario, un 25 aprile 1945 che per noi ha lo stesso significato di festeggiare la liberazione di Parigi: una festa, sì, ma non la nostra.
L'anniversario di Liberazione dei Veneti dal nazi-fascismo è oggi, 29 aprile 2008, giorno in cui ogni Veneto di buona volontà dovrebbe fermarsi, perlomeno, a riflettere.
Gli anni del fascismo sono parte di quel sottile filo rosso che unisce le guerre sabaude di aggressione coloniale ai Popoli della Penisola e delle Isole, chiamate dall'occupante "guerre di indipendenza"al veltrusconismo odierno, passando per l'imperialismo di Depretis (quel Ministro che nel 1866 aveva in mano le redini di una pessima Regia Marina italiana sbaragliata a Lissa dalla Marina Austro-Veneta, e che per prassi invalsa presso lo Stato italiano, visti gli enormi demeriti, è stato Primo Ministro per parecchi anni, onorato per le malefatte compiute, come del resto i suoi pari Cadorna e Badoglio) e per il neo-colonialismo di Giolitti, le due guerre mondiali, la strumentalizzazione della resistenza al nazifascismo (resistenza all'occupante che i Patrioti Veneti oppongono strenuamente da oltre 140 anni), la partitocrazia, tangentopoli, i mondiali di calcio, i prelievi forzosi notturni dai conti correnti di tutti i risparmiatori e così via. Questi sono tentativi più o meno espliciti di creare, su una base unicamente ideologica, un popolo inesistente: quello italiano. Come disse Massimo d'Azeglio «Abbiamo fatto l'Italia, si tratta adesso di fare gli italiani». In ogni momento di questi ultimi quasi 150 anni c'è stato un indefesso e programmatico tentativo dello Stato di ricondurre i diversi veri Popoli sovrani di questa mera espressione geografica che è l'Italia, ad un unicum che è storicamente falso, mai desiderato e, visti gli esiti, nemmeno desiderabile: il popolo italiano. Questa ideologia, consolidatasi a causa del costante e sempre più pressante indottrinamento e della propaganda coloniale, è stata esplicitata in maniera chiara e forte dal fascismo. Tuttavia, anche se il metodo è cambiato, la lotta dello Stato contro la sopravvivenza identitaria continua. Se da un lato questo odierno modo di agire è meno invadente di un'occupazione armata, dall'altro è molto più subdolo ed efficace di qualsiasi violenza espressa. Esso non va a colpire direttamente i comportamenti, ma viene fatto radicare nell'individuo fin dalla tenera età, distruggendo fideisticamente la consapevolezza che inevitabilmente si crea di fronte all'inequivocabilità dei fatti, di fronte al fallimento di uno Stato inesistente, che il filosofo politico Locke non avrebbe esitato a definire illegittimo, vista l'incapacità evidente di garantire la sicurezza pubblica, l'inviolabilità della proprietà privata, l'uguaglianza dei cittadini.
I Veneti hanno il diritto di Resistere allo scempio della loro identità, del loro territorio della loro vita. I Patrioti Veneti, invece, di far questo hanno il dovere. Questo Stato italiano nato da infami conquiste militari (anche se il Veneto non fu mai invaso, mai piegato, mai sottomesso alle truppe sabaude, e i Veneti sconfissero l'Esercito e la Marina italiani a Custoza e a Lissa nel 1866) è indegno persino di possedere di fatto ciò che come un ladro ha rubato a chi l'aveva di diritto, cioè al Popolo Veneto, cui nel 1866 l'Impero Austriaco aveva restituito la sovranità e il territorio.

Come se non fossero bastati 20 anni di pulizia etnica in Sud Tirolo e oltre 70 anni di regime italiano in Veneto (che causò milioni di emigrati e arrivò a deportare i Veneti per bonificare le paludi laziali, tentando la follia fascista di creare eugeneticamente una stirpe a vocazione agricola), con la caduta del fascismo dell'8 settembre 1943, le province di Bolzano, Trento e Belluno furono annesse al Terzo Reich formando l'Alpenvorland o Zona Prealpina, un territorio facente parte formalmente della Repubblica di Salò, ma a tutti gli effetti controllato e gestito dal Reich. Tutto questo per dire che chi ha consolidato l'idea di Italia nelle menti (cioè il fascismo con radio, stampa a cinema) è stato anche il primo a negarla, come un figlio che neghi di aver mai avuto un padre.

I Veneti si guardino allora da chiunque abbia l'ardire di esporre un tricolore italiano, vessillo di aggressione bellica continua (dall'Etiopia alle Due Sicilie, dalla Somalia al Veneto, dalla Libia all'Istria, dall'Eritrea all'Albania e alla Grecia), bandiera di morte, di devastazione materiale, culturale e spirituale, causa di emigrazione di milioni di uomini e donne di tutti i Popoli della Penisola e delle Isole.

La parola d'ordine è Resistere, perché come quella nazi-fascista, anche l'occupazione italiana è destinata ad essere sconfitta dal giusto operare di tutti i Veneti Patrioti.

Cell.: 3484295568

Movimento Giovani Veneti

Morte di un Paese mai nato
Anche questo governo italiano, come da copione, ha abbandonato il palcoscenico del teatrino tragicomico conosciuto come “Repubblica Italiana”, sapendo attirare, sui vari casi di malagestione generale, gli occhi dei media del Mondo intero. L’assistenzial-parassitismo italiano ha ancora una volta messo a nudo la distruzione lasciata dietro di sé, derivata da politiche colonialiste che noi Veneti da oltre 140 anni di occupazione illegittima siamo costretti a subire. Ogni “nuovo governo” è figlio degenere del precedente, ed è con questa prassi che gli occupanti continuano a devastare il tessuto economico, sociale e ambientale Veneto, attentando con sempre maggiore sforzo e senza tanti complimenti alla millenaria armonia che permise al popolo Veneto di ergersi a Nazione storica d’Europa, baluardo della Cristianità e dell’Occidente.
E’ sotto gli occhi di tutti, nei nostri cuori e nelle nostre menti di Veneti, che indipendentemente da chi verrà fatto sedere al comando con le prossime elezioni, le genti Venete, e in particolare i giovani, dovranno sopportare e pagare a caro prezzo le varie angherie, le ingiustizie, la doppiezza e l’incapacità macchiata di superbia che caratterizzano lo Stato italiano fin dalla sua nefasta e nefanda creazione.
Deve essere chiaro che la situazione attuale di irreversibile disfacimento è il risultato diretto di uno Stato fondato sul sopruso e sulla menzogna, dove sussiste un accordo tacito tra i vari poteri forti, che ha determinato fin dal primo giorno d’occupazione lo svolgersi della truffaldina politica partitico-colonialista italiana illegalmente applicata anche in Veneto, e che verrà perseguita fino alla fine, a costo di drenare il sangue dalle nostre vene per nutrire il marcescente e cadaverico Stato che ci occupa. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con lo spirito marciano, con la libertà dei Popoli e delle Comunità, con la nostra cultura e con le nostre millenarie tradizioni. Vogliamo ribadire ulteriormente a gran voce che la vera gioventù Veneta, ed il Popolo tutto, non si piegheranno mai e poi mai alla burla elettorale italiana, all’attacco mediatico contro il nostro Popolo, allo sradicamento delle genti Venete e al secolare progetto del loro assorbimento nella sottocultura del popolino italiano, ancora in fase di costruzione dopo ormai 150 anni. Le continue provocazioni sul piano identitario con ridicole invocazioni allo spirito “nazionale” italiano, al sacrificio del “popolo” italiano e simili castronerie storiche sono dei veri e propri atti criminali, volti a ingannare i veri Popoli sottomessi a questo progetto fallimentare, a questo teatrino che, imperterrito, miete vittime ogni giorno.
E’ pertanto ora di mettere fine a questa pagliacciata, di chiudere per sempre questo triste capitolo della Nostra Storia. Sì, perché questi 140 anni di “Italia” per noi che abbiamo la fortuna e l’orgoglio di poterci dire Veneti, non sono che poche pagine di fronte a secoli, a millenni interi di Storia dei Veneti antichi, o più ancora di fronte alla più lunga Repubblica indipendente mai apparsa sulla Terra, e ci riferiamo agli undici secoli consecutivi della Veneta Serenissima Repubblica.
Ecco, noi Veneti non getteremo ciò che siamo nel venefico calderone italiano, non rinunceremo alla nostra libertà: riprendiamoci la dignità del nostro nome, la gloriosa esperienza del nostro passato e la potestà sul nostro futuro. Facciamolo ora.

L’Italia è finita (se qualcuno asserisca ancora che sia mai legittimamente iniziata) e non saranno di certo le nuove elezioni burla a risolvere lo stato delle cose.
La soluzione è unica: non votiamo. Rimaniamo nelle nostre case. Disertiamo la farsa elettorale; e lo dobbiamo fare in massa, come una prova di forza: ricordiamo a tutti che l’esito del referendum sulla cosiddetta devoluzione è stato un risultato epocale, poiché ha evidenziato che i Veneti hanno voglia di cambiare, e dell’Italia inventata a colpi di cannone 150 anni fa non ne vogliono più sapere.
Lo Stato italiano ed il Mondo intero devono sapere che IL VENETO E’ DIVERSO dall’Italia, che non è mai stato legittimamente parte dell’Italietta, e che i Veneti ormai lo hanno capito, e sono pronti a riprendere in mano il loro destino.

Pertanto, diciamo NO ai partiti, alle catene italiane, all’anacronistico nazionalismo ottocentesco italiano e ai suoi continui conati di sopraffazione. Diciamo SI ai valori cristiani, alla libertà dei Popoli storici di autodeterminarsi e all’indipendenza dei Veneti nella Veneta Serenissima Repubblica.

Cell.: 3484295568

Movimento Giovani Veneti

Auguri per le Festività
La fine di questo 2007 carico di importanti sviluppi ed avvenimenti storici da commemorare ci spinge ad esprimere qualche riflessione.
Per il Movimento Giovani Veneti questo 2007 si può considerare un “anno breve”, in quanto il Movimento stesso è stato fondato ufficialmente agli inizi di maggio, mese importante in cui ricordare la fine della Repubblica Veneta, avvenuta il 12 maggio 1797 “per vizi offendenti la natura ed il ius delle genti” (secondo le memorabili parole di Viscovich a Perasto), e l’atto fondamentale di rinascita della tradizione e della storia marciana con la presa del Campanile del 9 maggio 1997. Vogliamo pertanto intravedere un sottile filo rosso che per volontà nostra ci lega a questi avvenimenti passati, ma eternamente presenti nei nostri cuori, non tanto come legittimazione, bensì come propulsione all’agire nella coscienza e nella responsabilità di operare in seno alla millenaria tradizione veneta.
Questo 2007 è stato per noi un periodo di rodaggio: 8 mesi nei quali abbiamo primariamente sperimentato i tempi, i mezzi e i riscontri in termini di partecipazione e consenso delle nostre iniziative. In merito a ciò, innanzitutto vogliamo ringraziare coloro che sottoscrivendo il nostro manifesto ci hanno permesso di raggiungere l’obiettivo delle 100 sottoscrizioni, coloro che hanno contribuito ad arricchire il nostro forum, e parimenti quanti si sono rivolti a noi per richieste di informazioni, proposte, adesioni, collaborazioni e consigli.
Pertanto, il nostro proposito – che ha valore programmatico – per il prossimo anno è di incrementare la quantità di contenuti che abbiamo saputo produrre e divulgare, migliorando contemporaneamente la loro fruibilità attraverso il rinnovo del sito dei Giovani Veneti www.giovaniveneti.altervista.org e del forum Vento del Leone www.ventodelleone.netsons.org . Quanto al forum, in particolare apriremo una sezione in Lingua Veneta, dedicata alla trattazione di svariati argomenti in Lingua, ma soprattutto alla sperimentazione sulla Lingua Veneta unitaria, tentando di spiegare perché è una lingua, perché è la Lingua dei Veneti, ed in cosa è unitaria rispetto alle varianti locali.

Infine, manifestiamo il motivo essenziale per cui scriviamo questo comunicato, ossia l’augurio sincero a tutti voi per un felice Natale e per un proficuo 2008, che grazie alla collaborazione di tutte le vere forze indipendentiste del Veneto combattendo coloro che si servono dei simboli della Veneta Serenissima Repubblica per scopi esecrabili, sia carico di novità all’insegna del recupero della libertà marciana per il Popolo Veneto, che è popolo storico d’Europa degno di determinare autonomamente il proprio destino. Viva San Marco Viva la Veneta Serenissima Repubblica

Cell: 3484295568

Movimento Giovani Veneti

Plebiscito 1866: apoteosi di un disastro premeditato
Presentazione documento: “il fatal 1866”
22 ottobre 2007
Plebiscito 1866: apoteosi di un disastro premeditato
Presentazione documento: “il fatal 1866”



Centoquarantuno anni fa era un lunedì di ottobre, il 22 ottobre 1866.
Oggi nel 2007, a distanza di 141 anni, dopo esattamente 51.500 giorni di impunita occupazione delle Terre Venete da parte dello Stato Italiano, il 22 ottobre è di nuovo un lunedì.
Non si tratta di improbabili calcoli cabalistici, bensì di una circostanza che vogliamo caricare dell’onere di simboleggiare il sentore, diffuso in tutti noi, che il momento storico del riscatto del Popolo Veneto sia molto vicino.
Desidereremmo assurgere, infatti, la data odierna quale simbolico inizio di una parabola finalmente ascendente nel destino dei Veneti tutti. Vorremmo che, di contro, questo giorno segnasse la fine di una cesura durata, per certi versi, dal 1797 fino ad oggi, 210 anni dopo.
Tale vuoto, che potremmo definire “politico ed assiologico” (“di governo e di valori”, a voler parafrasare), nella Storia Veneta non è però stato sufficiente a scardinare nella maggioranza dei Veneti quei valori fondamentali che undici secoli consecutivi di indipendenza della Repubblica di San Marco hanno saputo infondere e radicare così intimamente nella coscienza e nelle consuetudini di milioni di Veneti, tanto da vederli sopravvivere a 141 anni consecutivi di tentativi di soppressione.

Questa persistenza di valori, unita all’offensiva bieca dello Stato italiano che vuole ricondurre a sé correnti venete con l’uso turpe dei simboli, dei nomi e della Storia veneta, insieme al desiderio esplicito e quotidiano del Popolo Veneto di essere nomato tale, di denunciare finalmente i soprusi subiti giornalmente in nome di una “unità nazionale” artificiale, mai esistita e mai voluta dai veneti, ci spingono a rivolgere un accorato appello al Popolo Veneto.
Cogliamo infatti l’occasione di questo fondamentale anniversario per ribadire l’assoluta necessità dei Veneti di conoscere la propria storia, di non lasciarsi sopraffare dal tentativo – messo in atto dallo Stato italiano – di sterilizzare il nostro patrimonio intellettuale e culturale di Popolo storico d’Europa, ed in particolare di approfondire la conoscenza dell’episodio che ci ha condotti “SOTTO” lo Stato italiano, ossia il referendum del 21-22 ottobre 1866 di annessione del Veneto indipendente al Regno d’Italia.
Per questo scopo noi Giovani Veneti abbiamo autonomamente redatto questo documento (clicca qui) cui abbiamo conferito la duplice forma di ipertesto (con pagine collegate dinamicamente) e di testo discorsivo, così da permettere a ciascuno di scegliere la modalità di lettura più consona.
Esso non descrive solamente i momenti del plebiscito del 1866, ma inquadra l’episodio nei suoi precedenti storici e con le sue disastrose conseguenze. Potremmo definirlo un estratto di storia che definisca cosa significa 1866 per la Storia dei Veneti. Lo abbiamo chiamato, infatti, “il fatal 1866”.
Non ha volutamente il carattere dell’esaustività (perché risulterebbe in un’eccessiva pesantezza), ma abbiamo voluto conferire ad esso una certa completezza, tale da dare a chi lo legga un quadro generale e al contempo specifico, in grado di fissare i punti essenziali di un passaggio storico cruciale per la nostra Storia.

Vi invitiamo, infine, ad aiutarci a divulgarlo stampandolo liberamente, inviandolo ai vostri amici e familiari, o descrivendo loro di che cosa si tratta, in quanto documento che ogni Veneto dovrebbe poter leggere, e con il quale confrontare le proprie conoscenze (per la maggior parte provenienti dalla scuola e dalla “cultura” imposta), per operare una sintesi storica e politica che sia completa e personale.

Nell’augurarvi una buona lettura, vi proponiamo di esprimere le vostre opinioni di critica, apprezzamento, problemi tecnici o altro presso il forum clicca qui nella sezione dei “Giovani Veneti”.

Cell: 3484295568

Movimento Giovani Veneti

Il fenomeno Grillo
23 settembre 2007
IL FENOMENO GRILLO


Il comico genovese Giuseppe Piero Grillo – per tutti “Beppe Grillo” – da oltre due settimane è presente in ogni edizione di telegiornale delle principali reti italiane, e anche i telegiornali locali (compresi quelli veneti) non hanno resistito a fare dei propri servizi su di lui un vero e proprio copia-incolla da quelli delle reti romane e milanesi, per accontentare le greggi bramose di impossibili cambiamenti strutturali.
Le proposte di Grillo, su tutte l’ultima fase dell’annuncio di “liste civiche” col bollino di qualità concesso dal blogger, sono infine approdate anche in alcuni ambienti dei vari -ismi veneti (venetismo, federalismo, indipendentismo, autonomismo, e simili). Ci sentiamo, a discussione matura, di poter puntualizzare alcune questioni fondamentali.

Le proposte di Grillo, anche in ambienti italiani, sono ingiustamente tacciate di populismo, demagogia, qualunquismo, neo-girotondismo, e altri tipici riferimenti del tutto limitanti e superficiali nei confronti di un fenomeno che è invece molto complesso e radicato, e va analizzato.
Il comico genovese, infatti, usa la sua potenza mediatica per far emergere problemi veri, questioni serie, di disarmante ingiustizia e senza dubbio su temi molto sentiti dalla gente, interpretandone lo scontento diffuso, dei Veneti soprattutto.

In particolare una delle iniziative più condivise è quella per un “parlamento pulito”, per la quale molti hanno firmato la relativa proposta di legge di iniziativa popolare, e d’altronde: chi non vorrebbe un parlamento davvero rappresentativo, fatto di persone oneste, capaci ed efficienti?
Tuttavia, questa eventualità – non nascondiamocelo – è come minimo utopica. Sul piano della prassi, infatti, emerge subito un problema: tentiamo di analizzarlo. Ponendo che ogni candidato al parlamento italico debba essere penalmente incensurato, se il sistema è di per sé marcio e corrotto, esso tenterà (e ci riuscirà, perché ne ha già il potere) di autoconservarsi agendo su due fronti: creandosi una via di scampo sicura e contemporaneamente assicurandosi di occludere agli altri la possibilità di raggiungere un potere anche minimo1.

Ora, per precludere la via del parlamento ad un cittadino – se la proposta di Grillo si prende e si analizza sul serio – bastano due maniere: la prima è l’invenzione di reati penali ad hoc (su tutti il reato d’opinione) e la conseguente istituzione di processi; la seconda è la diffamazione mediatica attraverso intercettazioni e stampa di regime tali da screditare il personaggio ritenuto pericoloso. Ricordiamo quindi ai Veneti tutti che osano dire di essere Veneti prima che italiani, che se accompagnano le parole con atti ritenuti eversivi (attenzione: basta che un giudice li ritenga eversivi, non è necessario che lo siano stati nei fatti o nelle intenzioni), non potranno accedere al parlamento italico2.
Ci preme sottolineare ai Veneti tutti che i Patrioti che salirono sul Campanile nel maggio del 1997 – dalla stampa definiti “Serenissimi” – con la proposta di Grillo diventerebbero non idonei a rappresentare i Veneti nell’italico parlamento, proprio perché condannati dai tribunali italiani per la loro sete di Libertà e di autodeterminazione per il loro, per il vostro Popolo.

Ora, come Giovani Veneti, non possiamo sapere se Grillo fa demagogia per accalappiare i cani randagi e poi sedarli con qualche bocconcino, ma ci riesce difficile pensare che un uomo della sua esperienza e della sua caratura politica (nonostante sia un comico) non abbia intravisto le lacune pratiche delle sue proposte, o forse non ha voluto vederle ed il suo è un tentativo operato dal sistema per istituzionalizzare tendenze che sono contro il sistema. A chi ha orecchie per intendere, diciamo che è inutile voler cambiare il sistema stando entro le regole del sistema stesso; è come voler giocare a briscola con le carte del Risiko.
Chi tra i sedicenti patrioti veneti, o venetisti intende scendere a patti con lo Stato che illegittimamente ci occupa, sappia che partecipando alle elezioni, proclama automaticamente di appoggiare l’occupante, e dovrà rispondere di tali atti quando sarà ricostituita la Veneta Serenissima Repubblica.

Aggiungiamo che la lamentela e la critica sollevano un problema, ma di certo non lo eliminano. E se aperta la strada per la soluzione del problema non si ha già un programma serio, coerente e coeso si rischia di pensare che l’obiettivo sia raggiunto, e si finisce invece con l’aggravare il problema, fino a renderlo irrisolvibile3.

Infine, sommamente ci stupisce e ci insospettisce il sèguito di stampa, editoria e televisione che lo hanno seguito e ne hanno fatto un fenomeno mediatico, laddove se l’intera informazione di regime non vuole far trapelare alcune informazioni o le vuole ridicolizzare, fin da subito lo fa.
La “seconda repubblica” italiana, infatti, è veramente alla frutta, e sta facendo la medesima fine della prima. Le discussioni a distanza tra i parlamentari si riducono al commento delle iniziative dei Grillini e dei neo-nati-morti Circoli della libertà, sintomo che il vero, cercato e sbandierato bipolarismo italiano altro non è che il dualismo – triste quanto paradossale – tra Beppe Grillo e Maria Vittoria Brambilla.

Ci sembra però che le buone intenzioni di Grillo, i suoi progetti e le sue provocazioni stiano per esaurirsi, perché l’esperienza ci insegna che chi non ha più cartucce da sparare si rifugia nella proposta di candidatura politica di sé medesimo (evitata però saggiamente da Grillo) o di persone “di fiducia”, che è fiducia propria o riflessa dal fenomeno grilliano.

Ciò sia ad ulteriore monito per coloro che nel mondo degli -ismi veneti hanno presto finito il caricatore e, nonostante le ripetute abiure alla proposta di candidatura, trovano ogni occasione per alzare il tiro elettorale, sottolineando con mal-riposta fiducia (o forse in mala fede) la necessità di costituire un Partito Veneto (sul modello dei Partiti Nazionali di Scozia e Catalogna) o simili aborti elettorali che sfoceranno come da copione nel tipico cretinismo elettorale. Questi personaggi ancora non hanno inteso l’importanza di leggere la storia dei Paesi di cui parlano alla luce del materialismo storico e dialettico, e pensano che la Storia proceda per equazioni matematiche, come frutto automatico di una visione metafisica che, calata invece sulla realtà, si dimostra palesemente nella sua inadeguatezza.

______________________________________________________________________________ 1. Per intenderci, nel primo caso potrà depenalizzare alcuni tra i reati più probabili per un politico (come ha fatto il Berlusconi-imprenditore-in-politica col falso in bilancio), e nel secondo si potrà avvalere di leggi vecchie e nuove per avviare processi penali nei confronti di chi tenta la scalata della rocca; e questi processi li concluderà (con le opportune connivenze) marchiando penalmente chi ha osato voler cambiare il sistema, inabilitandogli di fatto ogni sforzo per riformare il sistema dal di dentro.
2. Riguardo ai reati d’opinione, vi consigliamo di leggere le modifiche apportate dal Ddl n. 3538 del Senato del 25 gennaio 2006, che potete trovare al seguente link: clicca qui
3. Per fare un esempio storico, nella Sicilia del Regno borbonico, nel 1860, i contadini senza un capo, senza una comunicazione, senza una base comune sono riusciti a cacciare comunque il baroni locali, e ne hanno pure uccisi alcuni. Ma finita la furia della disorganizzata liberazione, si trovarono già il giorno seguente nella più totale miseria, nello sconforto morale, nell’incapacità totale di autogestirsi. Perché questo? Perché non si erano preparati al “dopo”. Il loro obiettivo era la cacciata dei potenti locali, e ci erano riusciti, ma di fronte all’incapacità di governarsi, alla miopia di non aver predisposto un ordine alternativo, si dovettero arrendere al ritorno dei baroni, e sotto la loro mano dovettero stare per sempre, perché non erano stati pronti ad agire al momento giusto. E si sa: “il treno della Storia non passa mai due volte”.

Cell: 3484295568

Movimento Giovani Veneti

Conferenza pubblica a Chioggia sulla Battaglia di Lissa
Battaglia di Lissa - 20 luglio 1866


“Un solo colpo dalle navi Austro-Veneto, colpisce la santa barbara dell’italiana “Palestro”. La nave in pochi drammatici momenti affonda portando con sé duecentocinquanta tra ufficiali e marinai. È a quel punto, raccontano le cronache, che dai petti degli equipaggi istro-veneti, si leva impetuoso e ripetuto il grido di “W SAN MARCO!”, ad affermare l’orgoglio di essere gli eredi degni di tante vittorie sotto il millenario gonfalone marciano, al quale dedicano la nuova impresa gloriosa.”

Conferenza stampa pubblica
a Chioggia
Corso del popolo 1193 (presso la sede del Comune)
Sabato 21 luglio ’07
Ore 11.00

Interverranno Luca Peroni e Andrea Viviani, protagonisti dei fatti di Piazza San Marco il 9 maggio 1997

Ricordiamo assieme la medaglia d’oro a Vincenzo Vianello di Pellestrina detto “El Graton”, timoniere della “Ferdinand Maximillian”, che speronò la “Re d’Italia”; e la medaglia d’oro concessa a Tommaso Penzo di Chioggia detto "Ociai".

Inoltre commemoriamo i marinai veneziani ai quali furono concesse ben 43 medaglie d’argento, quattro ai rodigini, sei a quelli di Udine.

Movimento Giovani Veneti

La droga a scuola e nella società
09 maggio 2007 – autobus con a bordo 41 alunni di una scuola elementare si ribalta a Vercelli, un bambino muore sul colpo, un altro morirà dopo pochi giorni per complicazioni dovute al trauma cranico. Altri 21 sono feriti, di cui 6 gravi.
10 maggio 2007 – l’autista 32enne dell’autobus viene arrestato per aver provocato l’incidente mentre era sotto effetto congiunto di cannabis ed alcool.
16 maggio 2007 – a Cusano Milanese un 15enne muore a scuola dopo aver fumato uno spinello nei bagni della scuola: forse si trattava di cocaina mista a crack.
27 maggio 2007 – il Ministro per la Salute L.Turco propone al collega del Ministero dell’Istruzione G.Fioroni una “ispezione a tappeto nelle scuole” da far eseguire dai Nas. La Ministro invoca l’aiuto di carabinieri, scuole e famiglie.
29 maggio 2007 – a Torino un blitz dei carabinieri porta all’arresto di due minorenni e alla denuncia di altri 4 minorenni ed un maggiorenne: si scambiava-no spinelli e scatolette “sospette”. Avevano con loro 30 grammi di hashish.
31 maggio 2007 – il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) annuncia che delle indagini scientifiche hanno sottolineato la presenza sconcertante di un mix di cannabinoidi nell’aria di Roma (città-campione), ma soprattutto di cocaina.

Dopo gli ultimi sviluppi dell’“emergenza droga” in Italia, si palesano le solite insanabili contraddizioni politiche, spesso infarcite di chiara demagogia. Avviene così che Ministri eletti con voti di persone che nei cortei gridano “Legalize it” (“Legalizziamola”) alla droga cosiddetta leggera, propongano ispezioni dei Nas nelle scuole e kit antidroga alle famiglie, ma nel contempo anche il raddoppio del valore della soglia che separa il consumo dal commercio o la distinzione tra droghe leggere e droghe-droghe. Cos’è, la fiera dell’antitesi?
Messa da parte la provata ipocrisia politica di questi e di altri personaggi, siamo preoccupati dal crescente numero di casi di persone che compiono crimini sotto effetto di droga. Tali delitti, infatti, sono caratterizzati da un valore aggiunto di violenza, causato proprio dalle funzioni catalizzanti della droga, che se da una parte inibisce i freni della razionalità, dall’altra scatena imprevedibili reazioni istintive.
Qualcuno ricorderà con ribrezzo il caso del tossicodipendente di Benevento che uccise la madre, la sorella paraplegica e la nonna, e ferì infine il padre per potersi impossessare del denaro necessario all’acquisto della dose. Poi i casi più recenti, dell’autista che fuma droga prima di mettersi alla guida di un autobus scolastico; del ragazzo che muore forse per complicanze cardiache dopo aver tirato, nei bagni di un istituto superiore di Torino, della cocaina tagliata con sostanze nocive.
Di fronte a questa spirale di violenza, di morte e di altrettanto paralizzante scarsezza di iniziative politiche e sociali, sentiamo il bisogno di ribadire il nostro NO alla droga.
Tuttavia, non si tratta di una convinzione che scaturisce solo dai fatti di cronaca, bensì da un’analisi più approfondita e di più ampio respiro. Al di là delle violenze annesse e connesse all’uso di droghe più o meno forti, ci preoccupa immensamente la diffusione enorme presso i giovani, che in alcuni casi iniziano con le droghe cosiddette leggere e finiscono nei centri di recupero dalla tossicodipendenza. Spesso, con iniziative culturali e sociali anche nelle scuole e con l’azione di esperti e dei Sert, sono stati proclamati i rischi dell’uso di droghe (in senso ampio, coinvolgendo anche le “droghe legali” come l’alcool e il tabacco), provati da evidenze scientifiche. Precedentemente si erano tentate altre vie. Tra queste l’aspetto economico, cioè del costo immenso per mantenere questi “vizi”; poi quello estetico, soprattutto mirato alla parte femminile dei fumatori di tabacco o droghe da fumo. Si è passati per misure di tipo proibizionistico “all’americana”, mentre ora si parla di legalizzazione “alla olandese”.
Come movimento dei Giovani Veneti, vogliamo proporre una nuova prospettiva, sulla quale riteniamo valga la pena riflettere.
L’inconcludenza delle azioni o meglio dei propositi politici per la soluzione di questi problemi e la tendenza a livello mondiale verso la legalizzazione ci fanno sospettare che sia presente un’idea di fondo. Come lo scrittore inglese Aldous Leonard Huxley prospettava nel suo romanzo distopico “Brave New World” (lett.: “Coraggioso Nuovo Mondo”), temiamo che la droga diventi il mezzo con il quale alcuni potenti possono reggere le redini di una società spersonalizzata e deresponsabilizzata. Citiamo il lemma di Wikipedia in italiano sulla droga che nel romanzo di Huxley è chiamata soma:
“Il soma è la droga ideale descritta nel romanzo di fantascienza "Il mondo nuovo" (Brave New World) di Aldous Huxley. È una sostanza euforizzante dagli effetti simili a quelli della marijuana, ma priva di qualsiasi effetto collaterale sgradevole, prodotta in forma di compresse, aggiunta alle bevande e – quando necessario per sedare situazioni di disordine pubblico – spruzzata nell'aria come aerosol. Attraverso il soma, distribuito gratuitamente dallo Stato a tutti i cittadini sin dall'infanzia, ed il condizionamento cerebrale pre- e post-nascita, viene realizzato l'ideale utopico di un mondo in cui in nome della felicità viene bandita qualsiasi forma di sofferenza, a partire da quella generata dai vincoli familiari e amorosi, non più previsti nella società descritta nel romanzo”.
Chi può negare, infatti, che la droga venga usata per disinibire, per sballare, per creare una realtà parallela in cui agire senza troppe riflessioni, per togliere la responsabilità della consapevolezza delle proprie azioni, per favorire l’emersione e l’esplicitazione di atteggiamenti socializzanti che altrimenti verrebbero limitati dai freni della razionalità?
Il nostro timore non è quindi connesso al disequilibrio chimico creato da queste sostanze, né direttamente alle violenze commesse con causa o fine la droga, poiché queste questioni sono già state evidenziate da molti fatti e da altrettante parole. Siamo veramente allarmati dal fatto che il giovane usi la droga come una panacea, per la riappacificazione interiore ed esteriore, per la fuga da sé stessi e dai propri problemi, per la cessione delle proprie responsabilità: siamo preoccupati perché con esse si cede anche la propria insostituibile Libertà.
Da Giovani, più che da Veneti, chiediamo ai nostri coetanei di ogni nazionalità di unirsi al nostro NO alla droga non perché fa male, né perché è moralmente disdicevole, o perché è illegale ma perché fa parte di un sistema integrato di svalutazione e soppressione dell’individuo e delle sue libertà, che parte dalle idiozie dei mezzi di divulgazione, passa per la demagogia politica ed economica, fornisce idoli ed ideologie per i quali il singolo può essere messo da parte, per finire con lo stordimento da vizi di ogni tipo, dal sesso come mutua masturbazione, al gioco d’azzardo, alla corsa al denaro, all’estasi della droga.

Nei decenni passati i ribelli erano coloro che si drogavano, oggi la vera ribellione a questa società è dire NO alla droga.

Movimento Giovani Veneti

Family Day per salvare la vera famiglia
La famiglia cosiddetta naturale formata da una madre, un padre e dei figli è stata per secoli e millenni la base fondante di ogni tipo di società. E lo è ancora. È innegabile infatti che il nucleo familiare naturale sia l’elemento fondamentale che permette il mantenimento e l’evoluzione della specie. Non solo. La famiglia è il primo nucleo sociale ed anche economico, entro il quale il neonato viene educato in quell’apprendimento di base che etologi e psicologi chiamano imprinting. In questa fase, i figli (maschi o femmine) hanno bisogno di un ambiente stabile in cui apprendere e del modello dei genitori di sessi opposti, che sono la prima autorità e la prima protezione del bambino.
Legittimando forme di rapporto instabili come la convivenza, si viene a creare, anche dal punto di vista legislativo, una struttura parafamiliare che tuteli i contraenti (è proprio il caso di dirlo) in maniera unidirezionale, cioè fornendo loro i diritti di cui è giusto godano due persone che vivono insieme da anni, senza la necessaria e giusta imposizione dei corrispondenti doveri. Per fare un esempio, è giustissimo che due persone che vivono insieme da anni abbiano l’una il diritto di assistere l’altra in casi di emergenza, ma è altrettanto giusto che, qualora una delle due si trovi per esempio in rianimazione per qualsiasi motivo, l’altra abbia non solo il diritto di assisterla, ma anche il preciso dovere di farlo. Un dovere non solo morale, ma anche tutelato e previsto dalla legge.
Siamo in realtà molto stupiti dal fatto che il Ministro italiano per la famiglia Rosy Bindi si dichiari protettrice della famiglia, sia da credente che da cittadina, e poi in parlamento si esprima favorevolmente al decreto sui DICO. Fa specie vedere questioni importanti, come la partecipazione e la condivisione del Family Day e della difesa della famiglia, venire erette a beghe da condominio tra ministri e parlamentari, soprattutto quando sono parlamentari della stessa maggioranza o membri del governo a scendere in piazza nonostante i velati moniti del Presidente del Consiglio. Lo Stato italiano non sa quindi riconoscere i nuclei fondamentali su cui si basa ogni società? Il governo non sapendo rimediare alla scarsezza o assenza di politiche serie per la famiglia intende istituire una famiglia di serie B per provare a vedere se quella sa arrangiarsi da sola?
Al di là della delusione che alberga in noi, ci preoccupa moltissimo, infatti, questo carattere di rescindibilità immediata dell’unione civile, che “si fa e si disfa” per mezzo di raccomandata postale con avviso di ritorno. Ci pare un modo elegante (ma neanche troppo) per legittimare di fatto il precariato degli affetti. Cosa spingerebbe una coppia che ha la possibilità di sposarsi a scegliere la via del DICO se non questo carattere di facile chiusura anche giuridica del rapporto? Una scelta consapevole che tra DICO e matrimonio preferisce la prima opzione, non è sintomo dell’assenza di volontà e di mancanza di responsabilità, incapacità di progettare un futuro a due ed anche di scarsa speranza nel futuro stesso della coppia?
Queste unioni civili ci sembrano essere una vile scappatoia per coloro che pur avendone la possibilità, non vogliono prendersi la responsabilità del matrimonio.
Infine, non si può certo affermare che il matrimonio sia sempre la sicurezza di un rapporto familiare stabile, ma perlomeno la contrazione di un vincolo così forte tra due persone è fatta nella prospettiva di impegnarsi responsabilmente affinché duri felicemente per sempre. La sterile stipulazione del DICO, invece, sembra essere molto simile ad un contratto di lavoro a progetto, dove il rapporto funziona fino al momento in cui uno dei due comincia a diventare un peso per l’altro. Allora il contratto è presto rescisso ed è quasi (se non totalmente) privo di conseguenze giuridiche. Tuttavia non ci si stupisca di questo visto che l’unione civile viene scelta rispetto al matrimonio proprio perché non segna un impegno per il futuro, ma una condizione presente che è tale solo finché sussiste.

Movimento Giovani Veneti


9 maggio 1997 – 6 maggio 2007
Onori ai Patrioti di piazza San Marco
Nella ricorrenza del decimo anniversario della Liberazione di Piazza San Marco, il Veneto Serenissimo Governo in una cerimonia ufficiale tenutasi domenica 6 maggio 2007 a Lanzago di Silea (TV) ha conferito l’ordine di S. Marco bordato d’oro ai patrioti Luca Peroni ed Andrea Viviani e l’attestato all’onore patriottico a Lorena Corvi.
I Giovani Veneti esprimono soddisfazione per i riconoscimenti ufficiali a dei meriti di fatto dei tre patrioti protagonisti della cerimonia. Inoltre, ringraziamo il Veneto Serenissimo Governo per aver permesso a due rappresentanti dei GV di essere presenti e di partecipare attivamente alla cerimonia di conferimento dei più alti meriti della Veneta Serenissima Repubblica a coloro che hanno messo a repentaglio la propria vita e la propria libertà per dare un segnale tangibile al Popolo Veneto nel bicentenario della caduta della ultramillenaria Repubblica.

Movimento Giovani Veneti